Cronaca

Uno degli americani accusati della morte di Cerciello bendato durante l’interrogatorio

Carabiniere ucciso americano bendato

Una foto che ritrae Gabriel Natale-Hjorth, uno dei due americani indagati per l’omicidio del vice brigadiere Mario Cerciello Rega, mentre viene interrogato in caserma ammanettato dietro la schiena e bendato ha monopolizzato il dibattito politico.

La foto aveva cominciato a circolare sabato sera e subito il Comando generale aveva preso “fermamente le distanze dallo scatto e dalla divulgazione di foto di persone ristrette”. Il Comando provinciale di Roma, da parte sua, aveva avviato “accertamenti diretti a individuare i responsabili”.

La versione del responsabile

Il carabiniere che ha bendato il ragazzo è stato individuato. Sarà disposto a breve un suo trasferimento ad “altro incarico non operativo”. Il militare ha giustificato la scelta di bendare il giovane californiano per evitare che vedesse altri atti dell’inchiesta.

Hjorth, secondo quanto riferito dallo stesso carabiniere al superiore nell’ambito dell’indagine interna, sarebbe stato bendato per non più di 5 minuti prima di essere portato in un’altra stanza per l’interrogatorio. Intanto sono in corso accertamenti dell’Arma per individuare l’autore della foto e chi ha fatto circolare lo scatto in una chat interna dei militari. 

Per il procuratore “nessuna costrizione”

“Le modalità con le quali è stato condotto l’interrogatorio consentono di escludere ogni forma di costrizione in quella sede”, fa sapere, alla luce delle “informazioni fornite dalla procura di Roma”, il procuratore generale presso la corte d’appello Giovanni Salvi nell’ambito dell’accertamento delle “responsabilità disciplinari derivanti dall’uso di mezzi di costrizione su persona in stato di custodia e dalla diffusione di una fotografia della persona in manette”. 

Si tratta in ogni caso di un colpo all’immagine – proprio nel momento in cui tutte le forze politiche e la società civile si stringevano intorno all’Arma e in cui commenti denigratori venivano stigmatizzati e puniti –  che non è andato giù a nessuno, soprattutto al Comandante generale dei carabinieri Giovanni Nistri.

Il generale, dice il senatore di Forza Italia Francesco Giro, “è furibondo per quella foto”. “Conosco Giovanni da oltre 10 anni. Un’amicizia profonda e sincera, coltivata negli anni nella nostra comune passione per l’archeologia e le opere dei nostri meravigliosi artisti italiani. Da quando ha assunto il comando dell’Arma il generale Nistri ha lavorato con intensità per difenderne l’immagine imperitura di garanzia dell’ordine e della sicurezza, nel rispetto dei diritti personali e collettivi che animano la vita di una comunità civile. L’Arma dei carabinieri ci è invidiata nel mondo. Innumerevoli volte Giovanni è stato e viene invitato all’estero per spiegare il suo modello dell’Arma riscuotendo sempre l’ammirazione dei governi che lo ospitano. I carabinieri sono uno dei presidi di libertà dello Stato e noi li amiamo per questo”.

Intanto però i pm della Capitale sono in attesa di un’informativa: quando arriverà, la Procura di Roma aprirà un’inchiesta.

Matteo Salvini ha diffuso su Twitter la foto e a commento il ministro dell’Interno ha scritto un messaggio con il testo della sua dichiarazione diffusa dall’ufficio stampa del Viminale. La foto è poi stata modificata inserendo il testo ‘Vittima? L’unica vittima è un uomo, un figlio, un marito, un carabiniere, un servitore della patria’, incorniciato da due emoticon del Tricolore.

“Salvini non si illuda di distrarci con le sue foto provocatorie” è stata la reazione di Nicola Zingaretti, segretario del Pd, “L’Italia grazie al PD l’aspetta in Parlamento per sapere il suo ruolo nella vicenda dei legami con la Russia, cosa ne pensa delle nostre alleanze internazionali e se i suoi collaboratori hanno tramato contro gli interessi dell’Italia. Per ora sappiamo che suoi collaboratori, probabilmente pagati con i soldi dei cittadini, sono a capo di una centrale dell’odio e del disordine. Per un ministro che dovrebbe garantire l’ordine pubblico non c’è male. Salvini gli italiani ti aspettano”. 

“Quando arrestammo Bernardo Provenzano, o quando interrogai Giovanni Brusca”, ha detto l’ex procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, senatore di Leu, “mi trovai davanti uomini che avevano commesso le stragi, fatto uccidere colleghi e amici, progettato il mio omicidio e il rapimento di mio figlio. Potete immaginare il mio stato d’animo. Ho sempre avuto chiaro però quale fosse il mio ruolo: quello di rappresentante dello Stato. A Provenzano, catturato dopo 43 anni di latitanza, la prima cosa che chiesi fu: ‘Ha bisogno di qualcosa?’; rispose che aveva bisogno di un’iniezione per curare la sua malattia, e rapidamente trovammo il modo di fargliela”.

“Gli dimostrammo la differenza tra noi e loro: non ci si abbassa mai al livello dei criminali che si combattono, non ci sono e non devono esserci eccezioni. Questo significa essere uomini e donne al servizio dello Stato”, conclude Grasso, secondo il quale la foto è “la prova di almeno un paio di reati, e probabilmente una buona arma in mano agli avvocati difensori dell’assassino”.

La Camera penale di Roma, attraverso il suo presidente Cesare Placanica, interviene sulla polemica: “Abbiamo preso atto dell’apertura immediata di una indagine penale e anche disciplinare. Bene. Ne attenderemo, seguendola con attenzione, l’esito. Non siamo e non diventeremo ora forcaioli. L’indagine, però, valuti anche gli aspetti piu’ inquietanti. Siamo in presenza di un fatto unico? Cosa ci fa una benda in una stazione dei carabinieri?”. 

In centinaia alla camera ardente

La moglie del vice brigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega, Rosa Maria, veglia in piedi in maniera composta il feretro del marito, ucciso a coltellate a piazza Cavour mentre era in servizio nelle prime ore di venerdì notte. La camera ardente è stata allestita all’interno della Cappella di piazza del Monte di Pietà, a Roma.

La bara del militare è avvolta in una bandiera tricolore, sopra è stata posta una sua foto in divisa e un cero, quattro carabinieri in alta uniforme formano un picchetto attorno. Accanto alla moglie i familiari della vittima seduti a semicerchio attorno al feretro. Sono centinaia le persone che, a partire dalle 16, hanno voluto rendere omaggio alla vittima, tra loro anche i vertici della Questura di Roma. Sono presenti anche i vertici del comando provinciale dei Carabinieri di Roma.

Dall’autopsia è poi emerso che il vicebrigadiere è morto per emorragia dopo essere stato accoltellato per 11 volte e non 8, come si pensava all’inizio. Il coltello utilizzato per l’aggressione, molto simile a un modello militare, era lungo quasi 20 centimetri. 

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