Cronaca

Perché è stata chiesta l’archiviazione per il padre di Renzi nell’inchiesta Consip

Perché è stata chiesta l'archiviazione per il padre di Renzi nell’inchiesta Consip

Avviso di conclusione delle indagini per sette indagati, passo che solitamente anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, e richiesta di archiviazione per Tiziano Renzi e altri.

Due anni di inchiesta

La procura di Roma mette la parola fine all’inchiesta Consip, che ha riservato in questi due anni colpi di scena e tante sorprese, contestando in relazione alla fuga di notizie il reato di favoreggiamento all’ex ministro dello Sport, Luca Lotti, al generale dell’Arma in Toscana, Emanuele Saltalamacchia, all’ex comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette (cui è attribuita anche la rivelazione del segreto d’ufficio) e al presidente dell’azienda fiorentina Publiacqua, Filippo Vannoni, vicino alla famiglia Renzi. 

Di rivelazione del segreto e falso deve rispondere l’ex maggiore del Noe, Gian Paolo Scafarto, accusato di depistaggio assieme al colonello dell’Arma, Alessandro Sessa. L’imprenditore Carlo Russo è invece accusato di millantato credito, reato dal quale sono scagionati oltre a Renzi senior (la cui ricostruzione dei fatti è stata ritenuta dai pm ‘non credibile’) anche l’imprenditore Alfredo Romeo e il suo ‘consigliere’, l’ex parlamentare del Pdl, Italo Bocchino.

La posizione di Lotti

Il coinvolgimento nella fuga di notizie dell’ex ministro Lotti e del generale Saltalamacchia parte dalle dichiarazioni dell’ex amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, che nel dicembre del 2016 riferisce ai magistrati che erano stati loro a dirgli che era in corso un’indagine sulla Spa e che sarebbe stato meglio per lui adottare cautele nelle comunicazioni al cellulare. In particolare, secondo i pm di Roma, Lotti il 3 agosto del 2016 avrebbe rivelato a “Marroni, l’esistenza di una indagine penale che riguardava organi apicali passati e presenti di Consip e in particolare una attività di intercettazione telefonica su una utenza in suo uso”.

Anche Saltalamacchia, nell’estate del 2016, avrebbe invitato Marroni alla cautela nelle comunicazioni a mezzo telefono, mentre il generale Del Sette, sempre nell’estate di due anni fa, avrebbe avvertito l’allora presidente Consip, Luigi Ferrara, che c’era una indagine in corso su Romeo e lo avrebbe invitato ad essere cauto nelle comunicazioni.

L’uomo d’affari Carlo Russo, anche lui vicino a Renzi senior, “millantando credito” presso l’allora direttore generale del patrimonio Inps, Daniela Becchini, l’allora ad di Grandi Stazioni, Silvio Gizzi, l’ex sindaco di Sesto San Giovanni Monica Chittò e dello stesso ex ad di Consip Luigi Marroni, “si faceva promettere da Alfredo Romeo 100 mila euro come prezzo della propria mediazione”.

Nei confronti di Marroni, in particolare, “la mediazione, realizzata nella prospettazione di Russo, anche per il tramite di Tiziano Renzi, doveva consistere nell’ottenere stabili vantaggi nell’aggiudicazione a favore della Romeo Gestioni delle procedure di evidenza pubblica indetta dalla Consip; a tal fine Romeo prometteva ulteriori utilità nella misura di 5 mila euro ogni due mesi per lo stesso Russo e 30 mila euro al mese asseritamente destinati a Renzi”.

Perché è stata chiesta l'archiviazione per il padre di Renzi nell’inchiesta Consip

 Lotti (Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev )

Poco credibile, ma senza reati: ecco Papà Renzi

Benché ritenuto non credibile in alcune circostanze, papà Renzi, di cui sarebbe stato ricostruito un incontro (sempre negato) con Alfredo Romeo nell’estate del 2015, esce dall’inchiesta “perché non vi sono elementi per sostenere un suo contributo eziologico nel reato di millantato credito (rispetto all’iniziale ipotesi di traffico di influenze illecite, ndr) commesso da Russo”.

Gli infedeli

C’è poi il capitolo dedicato ai carabinieri infedeli del Noe, cui la Procura tolse la delega alle indagini. Dovrà far fronte a ben sei episodi illeciti l’ufficiale dell’Arma Scafarto, dallo scorso luglio assessore alla Sicurezza e alla legalità del Comune di Castellammare di Stabia, e cioè tre contestazioni di falso, due di rivelazione di segreto d’ufficio e una di depistaggio, in concorso con Sessa, suo superiore. In base al capo di imputazione sarebbe stato Scafarto ad avere veicolato al ‘Fatto Quotidiano’ “il contenuto delle dichiarazioni rese, quali persone informate dei fatti, da Luigi Marroni e Luigi Ferrara” nell’ambito dell’inchiesta all’epoca condotta dai pm di Napoli nonche’ l’iscrizione nel registro degli indagati del generale Del Sette, “notizia poi pubblicata il 22 dicembre del 2016”.

Scafarto, poi, almeno fino a marzo del 2017, avrebbe passato a colleghi del Noe poi trasferiti all’Aise atti coperti dal segreto investigativo tra cui “alcune trascrizioni di intercettazioni, l’esito di servizi di pedinamenti e l’informativa del febbraio del 2017” depositata alla Procura di Roma. Tra gli episodi di falso c’è quello riferito all’informativa consegnata ai pm di piazzale Clodio il 9 gennaio del 2017 sulla base di una conversazione intercettata negli uffici della Romeo Gestioni, nella quale attribuisce ad Alfredo Romeo e non a Italo Bocchino, che effettivamente la pronunciò, la frase “… Renzi, l’ultima vota che l’ho incontrato” con il chiaro obiettivo di “inchiodare Tiziano Renzi alle sue responsabilità”. Per quanto riguarda l’accusa di depistaggio, infine, Scafarto, che il 10 maggio 2017 che aveva subito il sequestro del proprio cellulare da parte dei magistrati, “su richiesta e istigazione di Sessa e al fine di non rendere possibile ricostruire le chat whatsapp, provvedeva a disinstallare sul cellulare di Sessa la suddetta applicazione”. 

L’avvocato dice: “Il tempo è galantuomo”

“Questi ultimi giorni – ha detto l’avvocato Federico Bagattini, difensore di Tiziano Renzi, prima che circolassero i contenuti della richiesta di archiviazione – hanno dimostrato che il tempo è galantuomo: prima il riconoscimento del risarcimento del danno a titolo di diffamazione, ora la richiesta di archiviazione nel procedimento cosiddetto Consip. Alla soddisfazione professionale per l’esito, del resto ancora da confermare, trattandosi solo di richiesta di archiviazione – aggiunge Bagattini – si unisce quella personale da parte del dottor Tiziano Renzi, che risulta tuttavia, menomata dalla considerazione che la campagna subita nel corso degli ultimi due anni abbia prodotto gravi ed irreversibili danni sul piano personale, familiare ed economico”.

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