Cronaca

Sui binari del treno deragliato a Lodi c’era un pezzo difettoso

“È stato rilevato un difetto interno all’attuatore”. È la principale novità emersa dall’audizione di Marco D’Onofrio, direttore dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle Ferrovie, sentito dalla Commissione Lavori pubblici del Senato in merito al deragliamento del Frecciarossa del 6 febbraio scorso vicino a Lodi.

“La comunicazione – ha spiegato D’Onofrio – è arrivata ieri sera dalla procura: da prove in campo sembra ci sia un’inversione dei cablaggi interna al dispositivo che si è andato a sostituire. Questo giustifica il problema trovato dai manutentori nel fare le verifiche prima di rilasciare l’apparato al regolatore di circolazione: qualcosa evidentemente non funzionava a dovere. E’ una prima evidenza ma non giustifica completamente tutto”.
   
“Noi – ha assicurato l’ingegnere – come agenzia ci accingiamo a fare una procedura di ‘safety alert’ una volta noti gli estremi del componente e del lotto di fabbricazione: avviseremo tutte le autorità di ‘safety’ europee del difetto riscontrato sul componente. Rfi intanto ha sospeso il montaggio di ulteriori attuatori di questo tipo in attesa di capire quello che è accaduto”.

Nella sua relazione tecnica e rispondendo alle domande dei commissari, D’Onofrio ha ribadito quanto emerso dalle registrazioni dei database, ovvero che “il treno aveva libertà di via alla massima velocità che in quel tratto è di 300 km orari e impegnava il deviatoio 5 trovandolo in posizione rovescia, una deviata che normalmente deve essere percorsa a 60 km orari. L’evidenza della posizione rovescia del deviatoio l’abbiamo avuta tutti dalle immagini fotografiche e televisive: il come e il perché fosse in quella posizione è oggetto di analisi da parte degli inquirenti”.

Lo scambio “era disalimentato – ha confermato poi il direttore dell’Ansf – ma anche in questi casi c’è la possibilità di procedere in quelle che vengono definite condizioni di ‘degrado’. Di funzionamento, non di sicurezza, naturalmente”. In caso di problemi, infatti, “lo scambio può essere disalimentato, ovvero non può più essere mosso da remoto ma deve essere comunque fermo scambiato e in controllo elettrico di posizione. Solo così il treno riceve il via libera”.
 
Il direttore ha anche rivendicato per l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle Ferrovie un ruolo più attivo nella fase delle indagini: “Sarebbe importante, non perché ci vogliamo sostituire a chi deve fare questo tipo di attività ma perché avere delle evidenze in più può darci elementi per capire che cos’è successo nella realtà ed eventualmente assumere provvedimenti interdittivi immediati”.

“Siamo sempre nel campo delle ipotesi – ha concluso il direttore di Ansf – ma se ci fosse una situazione cogente ci sarebbe da prendere un provvedimento oggi o domani. I tempi delle indagini sono necessariamente lunghi anche perché rispettano delle procedure di garanzia ma noi abbiamo un altro problema, quello di vigilare e intervenire sulla rete tutti i giorni. Il 9595 è partito anche il giorno dopo, parte tutti i giorni, è partito anche oggi. Da qui a sei mesi, o a un anno, il tempo che servirà per chiudere le indagini, c’è una ‘finestra’ scoperta che sarebbe opportuno coprire con il massimo livello di conoscenza”. 

Post simili: