Cultura

In mostra a Roma la pittura rinascimentale su pietre preziose

AGI – Per poco più di un secolo, in pieno Rinascimento, alcuni grandi pittori si cimentarono nella innovativa arte della pittura su pietra, utilizzando basi più o meno preziose: dall’ardesia, all’ametista, dai lapislazzuli alla “pietra di paragone”.

Alla base di questa scelta c’è un concetto filosofico: le devastazioni e il trauma del Sacco di Roma, avvenuto nel 1527, avevano appena evidenziato la fragilità delle opere d’arte, suggerendo di trovare materiali alternativi a legno e tele per “conferire immortalità” all’arte.

A questa tecnica, elaborata per primo dal veneto Sebastiano del Piombo, è dedicata una mostra alla Galleria Borghese, Meraviglia Senza Tempo, che espone una sessantina di opere nelle sale del museo, circondate dai capolavori della collezione permanente.

La venatura naturale delle pietre “obbligò” gli artisti ad adattare i soggetti dipinti, creando opere in cui la natura e la tecnica si conciliano, spiega una delle curatrici, Patrizia Cavazzini.

“Dopo il Sacco di Roma, i pittori si illusero che i supporti in pietra avrebbero reso la pittura indistruttibile e quindi eterna”, sottolinea.

La mostra appena inaugurata durerà fino al 29 gennaio prossimo, è composta da alcune opere della collezione creata da Scipione Borghese e da altri appassionati della famiglia, ma anche provenienti da musei stranieri e collezioni private.

I più abili esponenti della tecnica pittorica su pietra furono Antonio Tempesta e Filippo Napoletano, particolarmente dotati nel creare nuvole e platee di putti adoranti a partire dalle naturali screziature dell’ametista, o sfondi acquatici quando avevano la fortuna di dipingere sul lapislazzulo.

La natura terapeutica di molte delle pietre utilizzate hanno fatto considerare le opere in questione come dotate di un effetto curativo o anche di potere magico; in qualche caso, quando la dimensione lo permetteva, venivano anche indossate come ciondoli-amuleti.

Il declino, a metà del Seicento, di questa pratica pittorica, rende le opere esposte una vera rarità e ha diverse possibili spiegazioni: da un lato la consapevolezza che neanche la pietra era davvero indistruttibile, dall’altro la scarsezza dei materiali dovuta al loro utilizzo per le cure mediche in tempi in cui la peste era un flagello diffuso.

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