Cronaca

Il mistero della morte di Marianna Pepe, ex campionessa di tiro a segno

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Sono due gli indagati per la morte di Marianna Pepe, l’ex campionessa di tiro a segno. La sera prima del decesso, avvenuto lo scorso 8 novembre, “Marianna sarebbe stata picchiata violentemente dall’ex compagno, probabilmente davanti al figlio di lei, di cinque anni”, scrive Il Piccolo, “per sfuggire alle botte, con il piccolo, ha chiesto ospitalità a un amico. A casa di questi la donna avrebbe assunto cocaina e probabilmente farmaci. Poche ore dopo è morta”.  “Secondo primi risultati delle indagini”, prosegue il quotidiano triestino, “la morte della donna potrebbe essere stata causata dall’assunzione contemporanea di farmaci e alcolici, ma sarà l’autopsia – già fissata per martedì prossimo – ad accertare le ragioni esatte del decesso”.

“La Pepe, 39 anni, era caporalmaggiore dell’Esercito di stanza a Trieste, ed è stata campionessa italiana di tiro a segno in cinque occasioni, tra il 2000 e il 2004, nella specialità della carabina tre posizioni, in cui aveva conquistato anche un ottavo posto agli Europei 2008”, ricorda La Stampa, “era ancora attiva nel mondo sportivo con l’Unione italiana tiro a segno. Il 4 novembre scorso Marianna Pepe aveva sfilato in divisa in occasione delle celebrazioni per il centenario della fine della prima guerra mondiale”. Da junior, nella carabina 10 metri, era arrivato il quinto posto a Varsavia nel ’97 e a Tallinn nel ’98.

L’ex non si rassegnava alla fine della relazione

La donna, leggiamo sul Fatto, “da un po’ viveva nella paura per aver interrotto la relazione con l’ex compagno che sembrava non volersi rassegnare alla decisione. Nella notte tra mercoledì 7 e giovedì 8 il cuore della donna si è fermato. L’amico che la ospitava l’ha trovata senza vita nel letto, nella sua casa di Muggia in provincia di Trieste. Le indagini della polizia hanno permesso di ricostruire le ultime ore della cinque volte campionessa”. In passato l’uomo aveva picchiato più volte Marianna Pepe, tanto che la donna si era rivolta al Gruppo di operatrici antiviolenza e progetti (Goap) per chiedere aiuto. 

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