Cultura

Addio a Ennio Tamburi, maestro dell’ultimo Novecento

Addio a Ennio Tamburi, maestro dell'ultimo Novecento

Si è spento a Roma, all’età di 82 anni il pittore Ennio Tamburi. Nato a Jesi nel 1936, l’artista ha dato espressione ai più significativi movimenti artistici dello scorso secolo e rappresenta uno dei principali esponenti dell’astrazione pittorica dagli anni Ottanta in avanti.

Dopo una lunga e fortunata stagione di sperimentazioni con tecniche diverse (grafica, scultura, assemblaggio), impiegate in una chiave politico-esistenzialista, Tamburi è arrivato a un’opera incentrata sull’uso di pregiate carte orientali su cui  di frequente resi con pittura ad acquerello, definisce composizioni caratterizzate da una tersa continuità visiva. Nello studio del segno, in un linguaggio spesso informale, è riuscito a esprimere una meditazione profonda e toccante su i temi fondamentali della natura, del tempo, dell’esistenza.

Il lavoro per il teatro e il cinema

Ha lavorato anche nel cinema e nel teatro, accanto a registi come Luchino Visconti, Roman Polansky, Giorgio Strehler e Luca Ronconi. Ma è soprattutto a partire dagli anni Novanta, vivendo e lavorando tra Roma e Zurigo, che ha raggiunto la sua maturità artistica. Tra le mostre più importanti, organizzate in tutto il mondo, la retrospettiva alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma nel 2012, dal titolo ‘Semplice e complesso’, in cui l’artista ha presentato le sue composizioni su tela improntate alla ricerca di una maggiore libertà espressiva, attraverso l’utilizzo di una pratica antica, quasi artigianale, e una carta lasciata in molti casi al naturale. 

La materia liquida dei colori

L’ultima esposizione di Tamburi a maggio scorso al Garden Room del Cimitero Acattolico di Roma: ‘Continuum’, excursus di quadri, realizzati appositamente per quello spazio, sul tema del tempo, dell’acqua, delle forme e del loro fluire.

“La mia direzione è verso forme geometriche non finite, fluide, con la materia liquida dei colori lasciata libera di correre – ha affermato l’artista in una recente intervista -. Io creo degli argini sulla carta, ma mi piace anche che le forme passino comunque, sfaldandosi. C’è in questo, credo, un nuovo senso drammatico che è entrato nella mia vita: in effetti, l’acqua è anche qualcosa che sfugge. Come il tempo”.    Le opera di Tamburi saranno di nuovo in mostra dal 15 dicembre al 30 gennaio a Taranto, al Centro di Ricerca Arte Contemporanea, in una personale ‘Ennio Tamburi, “Continuo”‘, a cura di Luca Arnaudo e Roberto Lacarbonara.

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