Cultura

Tutti i numeri (e le anticipazioni) di “The New Pope”

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A tre anni da “The Young Pope“, il 10 gennaio in esclusiva su Sky Atlantic e Now Tv sbarca “The New Pope” la nuova attesissima serie firmata dal premio Oscar Paolo Sorrentino. L’ultima puntata del suo ‘The Young Pope’, venduta in 150 Paesi, si era chiusa con il personaggio di Lenny Belardo-papa Pio XIII (Jude Law) che si accasciava, vittima di un malore, a Venezia.

E il primo episodio (sono in totale nove, ne verranno rilasciati due a settimana, con quello finale in onda, da solo, a febbraio) della nuova fatica sorrentiniana papale che si muove su più registri parte sempre a Venezia con Law in coma e nudo, eccezion fatta per un tovagliolo sulle parti intime, accudito con spugnature al limite del morboso da una suorina che poi, una volta stesa sul suo giaciglio, si lascia andare a un atto di autoerotismo.

Il creatore e regista della serie Paolo Sorrentino nella conferenza stampa che ha seguito la proiezione del primo, del secondo e del settimo episodio, a Roma, ha chiarito però che la sua nuova serie non va considerata del tutto un sequel: “Lo è soltanto perché comincia dove finisce quella precedente, ma si muove in libertà, esplorando personaggi soltanto accennati nella prima serie”.

La grande new entry della serie è un immenso John Malkovich, con il ruolo dell’aristocratico e molto dandy John Brannox, il nuovo Papa inglese, un Giovanni Paolo III dagli occhi bistrati, più incline a mediare rispetto all’intransigente e in odor di santità papa americano Pio XIII e destinato a convivere con la paura di essere destituito dal suo predecessore, il cui risveglio viene suggerito dal mignolo che si muove minaccioso alla fine del primo episodio.

Tra i nuovi innesti ci sono Henry Goodman, Ulrich Thomson, Mark Svanir, Yulia Snigir e Massimo Ghini, nei panni del cardinal Spalletta. Tornano al centro della scena personaggi chiave di ‘The Young Pope’ come Silvio Orlando (il super-pragmatico segretario di Stato cardinal Voiello, abile manipolatore e tifoso sfegatato del Napoli), Javier Camara, Ludivine Sagnier (la madre di Pio, frutto del miracolo di Papa Belardo) Maurizio Lombardi e Ce’cile de France (la conturbante responsabile del marketing del Vaticano Sofia Dubois).

Girata in 22 settimane, la serie evento ha coinvolto 103 attori e novemila comparse a cui sono stati serviti 27 mila pasti.

Per vestirli sono serviti 4.500 costumi, 1.100 paia di scarpe, 300 croci preziose per cardinali e vescovi, 200 croci per suore e frati, 350 anelli, 120mila pietre per i ricami sui piviali (i manti papali) e 450 tra papaline e cappelli (questi ultimi realizzati in parte dalla ditta Pieroni, in parte forniti da Borsalino).

Il guardaroba di papa Pio XIII (Jude Law) consiste in: un abito borghese firmato Armani, due paia di scarpe di Louboutin, quattro talari bianchi semplici realizzati dalla sartoria clericale di Ety Cicioni, quattro talari bianchi ricamati della ditta Cesarini (come il mantello rosso), un cappotto di cashmere, diversi cappelli ricamati, tre piviali ricamati con pietre Swarovski, tre mitre preziose, una casula (la veste liturgica con cui si celebra la Messa) ricamata con fili d’oro, due mozzette, una stola ricamata, due casule di seta, un accappatoio con stemma papale ricamato a mano, una tuta da ginnastica di cashemere, un paio di pantofole in velluto rosso con la croce ricamata sulla tomaia, 10 anelli papali, un triregno e due croci papali.

Il grosso del guardaroba di John Malkovich-Giovanni Paolo III (il dandy Sir John Brennox) è composto di raffinati abiti borghesi, con venti completi griffati Attolini, scarpe Church’s e vestaglie dell’azienda inglese New e Lingwood. Per una vestaglia in particolare due artigiane di Venezia, le sorelle Adriana e Aglaia Minelli, hanno impresso stampi in legno utilizzando un metodo antico, a mano, dei primi del ‘900. I cappelli di Malkovich sono di Pieroni e Borsalino, gli abiti clericali (firmati da Ety Cicioni) comprendono due talari cardinalizi, un talare papale e un piviale con pietre Swarovski.

Per realizzare a Cinecittà gli interni e gli esterni di San Pietro hanno lavorato 25 tra falegnami, stuccatori, stampatori e montatori dei pavimenti, 18 pittori, impiegando circa otto mesi di lavoro (di cui dieci settimane per la sola pittura). Per costruire la cappella Sistina sono serviti sei mesi di lavoro e venti persone tra scenografi e arredatori (che hanno allestito anche otto tavoli da conclave con 72 posti a sedere e relativo tovagliato). Gli interni della biblioteca papale hanno coinvolto 16 persone che hanno lavorato per cinque settimane. 

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